Note emotive di un percorso quotidiano ♥ Genti e sentimenti ♦ Comics, cartoon & music ♣ il calcio (come ricostituente) ♠ il sociale (e l’antisociale)
giovedì 30 giugno 2011
♥ dilemma
Le regole sono la base di una organizzazione, senza regole sarebbe un disastro, pensiamo come sarebbe girare in auto se non ci fossero regole e convenzioni accettate da tutti sul lato di guida, il significato dei segnali.
Però....
Però il progresso, il miglioramento è stato sempre ispirato da chi ha pensato, ha fatto, ha immaginato, perchè no, ha lottato infrangendo le regole esistenti...
Se non ci fossero dei pazzi che hanno ipotizzato che la terra fosse sferica, penseremmo ancora di vivere sopra una enorme pizza...
Se non ci fosse stato chi ha osato, non dico che saremmo dentro alle caverne, ma quasi....
E allora?
Cosa è meglio per i miei figli?
Che gli insegni il rispetto delle regole, o il gusto della riflessione personale?
Non ditemi il giusto mezzo, per carità.
Perchè qual'è il giusto mezzo?
.... penso che ci dormirò sopra.....
martedì 28 giugno 2011
♦ e io tra di voi...
Stasera, tra le varie canzoni, ne è saltata fuori una particolare: " E io tra di voi" di Aznavour.
E' la colonna sonora ideale di questa giornata un po' così, con la sensazione di non essere al posto giusto....
ho trovato questa divertente interpretazione dei magnifici Vianello-Mondaini:
Mi ha fatto sorridere e risollevato un poco.
Spero che sia così anche per voi:
( tratto dalla trasmissione "Tante scuse" 1974 o 75....
il sabato sera, dopo un bel bagno caldo, il pigiama,il camino....)
lunedì 27 giugno 2011
♣ Wimbledon !?!
E invece no, qui si parla ancora di football, un'altra piccola-grande storia che solo il calcio inglese sa donarci.Allora, nel sud di Londra c’era la squadra del Wimbledon, che ha sempre vivacchiato nelle serie dilettantistiche fino alla fine degli anni ’70, per poi arrivare, nel 1986 a giocare nel massimo campionato inglese. Una banda di pazzi scriteriati (non a caso noti come The Crazy Gang ), che si sono presi la soddisfazione di vincere l’FA Cup nel 1988, sconfiggendo per 1-0 il Liverpool stra-favorito (nella migliore tradizione della magia della FA Cup….)
♦ non è così che si deve parlare di fumetti….
Comincio ora, ma non nel modo che volevo.
Perché comincio ricordando due autori che sono scomparsi negli ultimi tempi.
L’8 maggio, mentre era a Londra, improvvisamente muore Carlos Trillo, scrittore argentino, autore di tante serie come Cibersix, Chiara di Notte, Loco Chavez….
Ma quella che io amo di più è sicuramente Alvar Mayor (con i disegni di Enrique Breccia).
Alvar Mayor è ambientata nel Perù al tempo dei conquistadores spagnoli, dove spesso l’avventura sconfina nella magia….. Alvar Mayor , di madre Inca e padre spagnolo, è una guida, e nel suo girovagare incontra personaggi bizzarri….
La storia che mi ha fatto innamorare di questa serie è “Le tre morti di Alvar Mayor II” : in questa storia Alvar viene ingaggiato da un giovane che cerca da anni un tesoro e una donna. In breve trovano la cassa del tesoro (ma è vuota..) e trovano la donna (ma si è sposata…) Il giovane tenta di uccidere Alvar Mayor perché “… non ti rendi conto di ciò che hai fatto? Ho trovato in un mese ciò che pensavo di cercare per tutta la vita. Non ho nessun’altra metà della vita. Sono morto. E anche tu tra poco lo sarai…”
Ho incontrato Trillo nel 2005 a Lucca, dove, molto gentilmente, mi ha fatto una piccola dedica nel primo volume della riedizione completa di Alvar Mayor.
Il 23 giugno invece, dopo una lunga malattia, ci ha lasciato Gene Colan, disegnatore della Marvel Comics. La carriera di Colan, è costellata da tante collane sui vampiri, ma il lavoro a mio avviso più importante è la caratterizzazione grafica del personaggio da me più amato dell’universo Marvel : Devil (Daredevil nell’originale), dando plasticità alla figura, con un sapiente utilizzo dei tratteggi.
Colan prende in mano la collana verso il numero venti, dopo una serie di disegnatori non proprio straordinari, e la disegna per circa 7 anni….
Grazie per tutte le belle storie Gene!
domenica 26 giugno 2011
♦ Biglietto per l'inferno
Biglietto per l'inferno è il nome di un gruppo di Lecco dell'inizio degli anni '70 che faceva del buon, sano progressive rock.
Mi andava di riascoltarlo, e vi ho voluto coinvolgere.
Se ci sono degli attempati come me, possono fare scendere una lacrima di commozione....
(non lo dirò a nessuno.)
♥ L’orso e lo scoiattolo
Mi sento confuso, ho bisogno di uscire dalla stanza. Ricordo perfettamente com’era vestita: pantaloncini cortissimi di jeans e una maglietta a righe sottili bianche azzurre.
Torno nel mio ufficio con due sensazioni contrastanti:
la prima razionale ( lopo, non sai niente di lei, potrebbe essere fidanzata, sposata….. eppoi, pensi che una ragazza cosi giovane, così carina, perda tempo con te? );
la seconda completamente irrazionale ( ….eppure “sento” che qualcosa succederà….).
Torno a casa. La voglio rivedere. Il giorno dopo “strategicamente” mi trovo (per puro caso…) in amministrazione quando arrivano gli stagisti; sto in un angolo e osservo. L’osservo. Anche Pitulice mi nota, un sorriso di circostanza. Nulla di più.
Ma rimane colpita dai miei occhi: “ gli occhi di un uomo buono ” mi dirà poi. (il giorno prima, stravolta dalla fatica, non vedeva ad un palmo dal naso)
Per il momento Pitulice viene destinata in un’altra sede del gruppo. E io sto partendo per la Romania…
Passano le settimane, qualche mese… ogni spesso, mi trovo a pensare a lei, ma cerco di scacciare il pensiero, non sono nella situazione ideale per mettermi nei casini…
E Pitulice? Divide l’appartamento con due ragazze, colleghe di lavoro. Ma la sera e i weekend è quasi sempre sola, in quanto le altre hanno un po’ di intrallazzi in giro. E allora ripensa allo sguardo di quell’uomo buono. Cerca di informarsi; è una pupilla del titolare ( a cui daremo un nome di fantasia: Don Rodrigo… ), e allora chiede a lui. Don Rodrigo la sconsiglia: “ Lopo ha un brutto carattere, ed è già impegnato” (falsissimo!)
Ci rivediamo in novembre, sono in giro con un collega: mi fa: “ ti secca se passiamo un attimo nella sede della L.A. (dove lavorava Pitulice), che devo controllare una macchina? “.
E io : “ ma figurati, non c’è problema…” ( vedete che non è vero che ho un brutto carattere…).
La cerco con lo sguardo. La vedo, adesso ha i capelli cortissimi, castani….
Sono decisamente imbarazzato, faccio una battuta cretina sul suo nuovo look. Pitulice ride, ha un bel sorriso… E’ solo un attimo, poi ognuno ritorna al suo “mondo”, io diviso tra l’Italia e la Romania, la ristrutturazione della casa e il bar… E lei spesso sola, chiede ogni tanto di me, ma Don Rodrigo è inflessibile: “ Te lo sconsiglio!”
La rivedo poco prima di Natale, sta partendo per trascorrere le feste a casa… un veloce saluto…. (sospiro)… un pizzico di invidia per chi farà il viaggio con lei….
Credo che in questo periodo abbiamo fatto infuriare Cupido ( questi due si vorrebbero cercare, ma ognuno sta sulle sue… e poi brontolano pure…).
Poi il progetto Romania viene ridimensionato, io vengo destinato ad altro incarico. Don Rodrigo pensa di averla spuntata. Anche a Pitulice cambiano incarico: diventa una dei miei collaboratori principali. Ora vive con il fratello, lungo il percorso tra la mia casa e il lavoro. Mi viene richiesto di prenderla da e riportarla a casa; quando si dice il caso…
E’ la fine di novembre del 2001, quando cominciamo a lavorare insieme. Pitulice è istinto puro, prende fuoco per un nonnulla, ma dopo 3 secondi le è passata.
Dopo poco, un sabato mattina, siamo soli in ufficio, è l’occasione per parlare un po’ senza orecchie indiscrete. Poche domande dirette, molte indirette, una specie di partita a Poker: ad un certo punto Pitulice dice: “ io non mi voglio sposare, men che meno con un italiano!” “ incominciamo bene…” penso.
E’ vero? E’ un bluff ? Passo la mano.
Ma c’è qualcosa che non mi quadra tra la durezza delle sue parole e quello che, secondo il mio istinto, è la sua essenza. Decido di fidarmi del mio istinto, non ascolto il senso delle sue parole, ma ascolto solo l’eco che fanno nel mio cuore. E faccio bene. Mi sta mettendo alla prova ( me lo dirà poi dopo…..)
Incominciamo a frequentarci fuori dal lavoro. La invito a cena a casa mia. Cucino per lei.
I primi tempi non sono facili, siamo troppo diversi, parlando con il mio Cattivo Maestro, salta fuori la migliore definizione di come siamo agli inizi : Io sono come l’orso, ingombrante, lento, goffo nei movimenti; Lei è come un scoiattolo, sempre in movimento, agitata, veloce… Io mi giro per cercarla, ma lei si è già spostata…
E nessuno crede che questa storia possa durare, solo Don Rodrigo che, nel dubbio, ci fa qualche dispetto.
Pitulice si accorge però che la mia calma, la mia (apparente) imperturbabilità, le danno serenità.
E allora, in una lunga passeggiata di fine inverno, in riva al mare, mi chiede di avere pazienza con lei…..
Il fine settimana incomincia a stare a casa mia. E poi comincia a starci anche il venerdì… e poi comincia a rimanere anche il lunedì… e poi.. … e poi… e poi devo trovare spazio nell’armadio per le sue cose….
In autunno è quasi un anno che ci frequentiamo, oramai viviamo insieme da qualche mese; sono quasi due anni che non va dai suoi genitori, decide di andare in Romania per un mese.
Mi manca tantissimo, la sera passiamo delle ore al telefono ( mi arriverà una bolletta telefonica stellare…)
La notte di capodanno (del 2003), dopo aver festeggiato con la famiglia di suo fratello, torniamo a casa e ci addormentiamo sul divano letto.
Al risveglio le dico: “ e se ci sposassimo ? “.
Lei mi guarda a metà tra l’assonnato e lo stupito.
Sorride : “ perchè no! “
sabato 25 giugno 2011
♠ insegnamenti inconsueti
E credo pure che ci siano insegnamenti ovunque, basta saper osservare.
E quindi, pur non essendo cattolico praticante (non più almeno...) e pur avendo abbandonato l'ombra del campanile tanti anni fa, vi voglio proporre una piccola parabola di Cristo, non molto cocnosciuta:
Avvenne un sabato che Gesù era entrato in casa di uno dei capi dei farisei per pranzare e la gente stava ad osservarlo.
Osservando poi come gli invitati sceglievano i primi posti, disse loro una parabola: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più ragguardevole di te e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: Cedigli il posto! Allora dovrai con vergogna occupare l'ultimo posto. Invece quando sei invitato, và a metterti all'ultimo posto, perché venendo colui che ti ha invitato ti dica: Amico, passa più avanti. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
Lc 14, 1. 7-14
Mi sembra molto attuale, in questo momento, un po di sana umiltà non farebbe male....
♦ La signora Bliss
per il bene dei figli,
e il giudice Somers fece lo stesso con lui.
Tirammo avanti fino alla fine del sentiero.
Ma due figli davano ragione a lui,
e due davano ragione a me.
E i due che tenevano per lui accusavano me,
e i due che tenevano per me accusavano lui,
e in ogni caso soffrivano.
E tutti erano tormentati dalla colpa d'aver giudicato,
e con l'animo angosciato perché non potevano ammirare
ugualmente lui e me.
Un giardiniere sa che le piante cresciute in cantina
o sotto una pietra sono contorte e gialle e stentate.
E nessuna madre farebbe succhiare al suo bimbo
latte malato dal seno.
Ma giudici e predicatori consigliano di allevare le anime
dove non c'è sole, ma soltanto penombra,
non calore, ma solo umido e freddo -
giudici e predicatori!
(tratta da Antologia di Spoon River)
lasciata qui per una amica.
Non per dirle cosa fare.
ma per pensarci su...
♥ .. annegar mi è lieve in questo ricordo….
Ed io non faccio eccezione. C’è un posto, nascosto nell’appennino tosco romagnolo, dove ho passato i momenti più intensi, belli e brutti, della mia gioventù, dove ho detto per la prima volta “ti voglio bene” e dove spesso ho pianto per amori non corrisposti, dove ho conosciuto il cameratismo con gli amici, dove ho architettato gli scherzi più divertenti, dove ho imparato il mettersi al servizio degli altri….
La prima volta che ho visto quella vecchia, grande casa avrò avuto si e no sei anni, e per me, era perfettamente descritta da questa canzone di Sergio Endrigo :
Era una casa molto carina
Senza soffitto senza cucina
Non si poteva entrarci di dentro
Perché non c'era il pavimento
Non si poteva andare a letto
Perché in quella casa non c'era il tetto
Non si poteva fare la pipì
Perché non c'era vasino lì…
Sì, era praticamente un rudere, ma aveva qualcosa di magico, in quel posto misterioso si accorciavano le distanze tra le persone e tra le generazioni: gli adulti tornavano un po’ bambini, i bimbi venivano responsabilizzati e diventavano più grandi.
Ognuno aveva un compito: cucinare, andare a prendere l’acqua, fare il muratore, lavare i piatti, fare l’idraulico, apparecchiare il tavolo…. E tutti col sorriso, con la voglia di esserci.
Era una festa essere là, una grande famiglia di 40/50 persone.
Una delle persone più importanti di quell’ambiente era un omone grande e grosso, che con le sue mani, un paio di pinze, un martello e poco altro, era in grado di riparare o costruire qualsiasi cosa…..
Mi ha sempre ricordato Anacleto, l’assistente di Merlino nella “spada nella roccia” , burbero ma con un cuore grande, sempre disponibile per chiunque, apparentemente distaccato ma sempre presente.
Negli anni la casa è stata poco a poco ricostruita, e la magia è continuata.
Ricordo l’estate dei miei 16 anni, estate di siccità, la sorgente non dava più acqua, occorreva stendere una tubazione per prelevare acqua da una altra sorgente, più lontana e più impervia. Anacleto prese un gruppetto di noi adolescenti e ci guidò in quella che era un’impresa per tutta la comunità. Eravamo inebriati da quel risultato e decidemmo di fare una festa: andammo in dispensa, rubammo alcuni cocomeri e li nascondemmo in diversi punti nei dintorni della casa, per poi tornare a prenderli alla sera e fare baldoria con le ragazzine lì presenti. Non ne trovammo nessuno. Anacleto, che aveva mangiato la foglia ce li trovò TUTTI! TUTTI! Non ne sbagliò uno. Tornammo scornati, Anacleto era seduto alla sua solita sedia, davanti a casa, ci accolse con il suo caldo sorriso:
perso qualcosa, ragazzi?
Ma poi il cocomero ci fu per tutti. Non c’era stato l’atteggiamento dell’adulto in Anacleto, ma la giocosa voglia di darci una piccola lezione…
E ora? La casa è ancora la, ma tante cose sono successe, quasi nessuna bella. L’ultima volta che l’ho vista è stato quasi 10 anni fa e molti di più dall’ultima volta che ci ho dormito….
E’ rimasto affetto con alcune delle persone con cui si è condiviso questi momenti.
Alcune non ci sono più. Come Anacleto.
Ma a me piace ricordarlo con il suo passo lento. E il suo sorriso quando ci “rubò” i cocomeri.
Te lo dovevo Anacleto.
Con tutto il cuore.
venerdì 24 giugno 2011
♠ La stupidità in azione
Atto primo.
Conosco Maurizio da più di vent'anni. Abbiamo incominciato a lavorare insieme nel luglio del 1988; il mio primo giorno ero con lui. Ho imparato tanto da lui, sia tecnicamente sia come approccio al lavoro, e qualcosa ho insegnato anche io a lui.
C'è una profonda stima reciproca, al punto che, nonostante si sia cambiato alcune aziende, ci si ritrova a lavorare assieme.
La cosa che Maurizio detesta di più è la mancanza di impegno.
Francesco invece ce lo siamo trovati nella ditta in cui lavoriamo ora. E' l'opposto di Maurizio, è il furbetto del quartierino...
Stamattina Francesco è arrivato, si è seduto e ha cominciato a lamentarsi che ieri era convinto fosse venerdì, che era stanco ecc...
Maurizio gli da le indicazioni sul lavoro da svolgere oggi. Si sofferma su un dettaglio che, se non eseguito bene, provocherà problemi e ritardi. Francesco lo guarda scocciato.
Stanno per partire, e Maurizio, sapendo che Francesco si dimentica dal naso alla bocca, si raccomanda ancora attenzione a quel dettaglio.
Francesco lo guarda e gli dice:
- ma tu pensi che io sia un coglione?-
Gelo fra i presenti.
- Sì.... - risponde serafico Maurizio.
Atto secondo.
Il passaggio tra l'azienda precedente (strutturata ma non troppo bene organizzata) e l'attuale non è stato semplice, questa sembrava piccola e ambiziosa, ma purtroppo va a due velocità: uno dei due soci non ha mentalità aziendale ma “artigiana” del “faccio io, che faccio meglio “ per cui non è facile armonizzare lo sviluppo del carico di lavoro con lo sviluppo dell'organizzazione.
La persona che si stava dando da fare per “cucire” le varie anime, è in maternità, e chi la sostituisce non è propriamente all'altezza, e nessuno fa niente per agevolarla ( a partire dal responsabile tecnico ).
Ogni tanto passo dal suo ufficio, per portarle documenti che lasciano da me, spesso mi chiede una mano per trovare un prezzo, o decifrare un rapporto di lavoro. Se posso, l'aiuto, non vedo perchè no!
Oggi doveva trovare i prezzi per compilare il consuntivo di una commessa.
Di alcuni rintracciamo ordini di acquisto, fatture e quant'altro.
Un articolo non risulta essere stato acquistato per quella commessa. Panico.
Le suggerisco di verificare una commessa precedente, perchè, secondo me, l'articolo misterioso era rimasto in magazzino, in quanto già acquistato ma non utilizzato.
Le do il nome del cliente e un arco temporale dove cercare. Non risulta niente, nemmeno la commessa.
Scuoto la testa. Non è possibile che non ci sia traccia dell'intera commessa...
chiede conforto alla sua collega. Anch'essa mi guarda come se avessi parlato in aramaico antico....
Non voglio sapere come vi organizzate le informazioni, come vi gestite il lavoro, non sono il vostro responsabile...
Ora, è chiaro che il settore è in crisi, che a tutti interessa il prezzo basso e non la qualità; ma a tutto c'è un limite.....
Maurizio, portami via di qua!