Neve, neve e ancora neve....
credo che personalmente me ne sono cavato la voglia. Caji invece non ha gradito:
- Caji, vuoi uscire a giocare nella neve?
- anche no, grazie!
Ajie invece stava fuori, si rotolava nella neve fino a che, bagnato come un pulcino, infreddolito, le mani rosse e intirizzite, non ce la faceva più e rientrava in casa.
Io invece, rimanevo, novello Sisifo, fuori a spalare, in attesa di una nuova nevicata, per ricominciare....
Ma non tutta la neve vien per nuocere..
Pitulice è felice, questo è il suo inverno, quello che gli è consono, freddo secco, neve, tanta neve e cieli tersi.
La intristisce la nebbia.
La campagna è meravigliosa, sembra quasi sommersa da un mare candido e calmo, quasi immobile, ovattata.
E mentre spalavo mi godevo questa calma. Ne ho bisogno. Ho bisogno di momenti di calma, lontano dalla frenesia del lavoro.
E a volte ho bisogno un poco di solitudine. Solo un poco, non troppa.
E poi mi sono fermato, per riprendere fiato, ( non sono abituato a troppa attività fisica...), c'era un silenzio assoluto, nessun rumore, un dolcissimo vuoto, in cui mi sono cullato....
...the sound of silence...
Bellissimo.
Poi, un cane ha abbaiato in lontananza.
La magia si è spezzata,
rieccomi, Mondo!
Note emotive di un percorso quotidiano ♥ Genti e sentimenti ♦ Comics, cartoon & music ♣ il calcio (come ricostituente) ♠ il sociale (e l’antisociale)
martedì 14 febbraio 2012
♥ un momento....
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domenica 12 febbraio 2012
♦ e chi guarda il festival di Sanremo?
C'è stato un periodo in cui tutti negavano di guardare il Festival di Sanremo; effettivamente il livello era bassino, canzoni melodiche, quasi fatte con lo stampino, sempre i soliti noti: Toto Cutugno, Marcella Bella, Albano e Romina e compagnia cantante ( è il caso di dirlo.... )
Personalmente, invece, ho sempre cercato di guardarlo, anche perché in mezzo a tanto ciarpame e schifezze, c'erano delle vere chicche. Anche solo per quelle ne valeva la pena.
Di seguito vi propongo quelle che, secondo me sono state le canzoni più "meritevoli" degli ultimi 30 anni. Sono quelle che mi hanno saputo emozionare. Non tutte hanno avuto successo, alcune sono state eliminate nelle prime serate. A loro comunque sono molto legato.
E allora via, in questa carrellata, in ordine cronologico (e non d'importanza).
Iniziamo con un ex-aqueo al posto n. 15
Personalmente, invece, ho sempre cercato di guardarlo, anche perché in mezzo a tanto ciarpame e schifezze, c'erano delle vere chicche. Anche solo per quelle ne valeva la pena.
Di seguito vi propongo quelle che, secondo me sono state le canzoni più "meritevoli" degli ultimi 30 anni. Sono quelle che mi hanno saputo emozionare. Non tutte hanno avuto successo, alcune sono state eliminate nelle prime serate. A loro comunque sono molto legato.
E allora via, in questa carrellata, in ordine cronologico (e non d'importanza).
Iniziamo con un ex-aqueo al posto n. 15
1982 Vasco Rossi "Vado al massimo"
1983 Vasco Rossi "Vita spericolata"
All'epoca Vasco era uno sconosciuto, il grosso successo lo ebbe nell'estate dell'83 (avevo 16 anni...) con le canzoni di Bollicine. Ha così ancora più valore il coraggio (o l'incoscienza) di proporre 2 canzoni così in un ambiente paludato e conservatore. Arrivò penultimo entrambe le volte. Ma allora, arrivare ultimo a Sanremo era quasi un onore.....
un altro ex-aqueo al posto n.14:
1982 Mario Castelnuovo "sette fili di canapa"
1984 Mario Castelnuovo "Nina"
Che dire? Amo la poesia di Mario Castelnuovo, e non potevo tacere le sue partecipazioni a Sanremo. In quel periodo mi piaceva una tipa che lo adorava, lei non ne voleva sapere mezza di me. In quel momento ero piuttosto deluso, col senno di poi non mi è andata male.....
La ringrazio comunque di avermi fatto conoscere e apprezzare Castelnuovo.
Nell'84 Castelnuovo poteva fare il botto. Non ha avuto il successo che meritava, è rimasto un autore di nicchia, ma è rimasto fedele a se stesso.
al posto n.13 troviamo:
1986 Renzo Arbore "il clarinetto"
Una canzone semplicemente geniale, una chicca. Ironia a piene mani da un artista che sa essere sempre avanti.
Sa prendere e prendersi gioco, quanta distanza, per esempio dalla "il lazzo" di qualche anno dopo....
quindi vediamo al posto n.12:
1991 Renato Zero "Spalle al muro"
Testo intenso e grande interpretazione, di un Renato Zero sobrio. Anche se a me non dispiace il Renato Zero pailettes e lustrini degli anni '70. Sì, lo so, sono un po sorcino....
Sempre del Sanremo del 1991 c'è la canzone n.11:
1991 Giovanni Nuti "non è poesia"
Penso che pochi conosceranno questa canzone, addirittura eliminata nelle nuove proposte. A me ha colpito subito.
E poi, in quell'epoca ancora senza cellulari, si aspettavano trepidanti le telefonate della morosa sul telefono fisso. Lei era via, quindi dovevo giocoforza aspettare pazientemente vicino al telefono ma
Non è poesia
Quando il telefono non suona
Non è poesia
Quando rimango solo
mi è entrata sotto la pelle, nel cuore.
Ed è ancora lì
(...continua...)
venerdì 10 febbraio 2012
♠ Foibe
Per tanti anni, le vittime delle foibe sono state taciute.
Da qualche tempo, il 10 febbraio è indetta la giornata del ricordo. Per non far cadere nell'oblio il ricordo di chi, spesso innocente, è stato ucciso in modo così barbaro.
Così come ho rivolto un ricordo, un pensiero alle innocenti vittime delle torri gemelle, così come l'ho fatto nel Giorno della Memoria, così lo faccio oggi.
E non mi interessano le polemiche, di chi era il cattivo, o chi era più cattivo del cattivo.....
E allora ricordiamo in un unico abbraccio ideale tutte le vittime, quelle innocenti, quelle che hanno per colpa di essere al posto sbagliato al momento sbagliato...
.... un semplice pensiero di pace e di affetto....
...per diffondere un messaggio di amore, di fratellanza, di non violenza..
Non permettiamo che il male riesca a far breccia, di nuovo.
Lo dobbiamo a noi, ai nostri figli, ai nostri nipoti.
E non solo.
mercoledì 8 febbraio 2012
♥ 2 secondi al giro
Enzo Ferrari, profondo conoscitore di auto e di uomini, affermava che i piloti diventavano più lenti di un secondo al giro ogni volta che diventavano padri.
Io, quando lessi quella riflessione ero poco più di un ragazzo, e mi venne da sorridere.
Invece, oggi, mi rendo conto che cela una profonda verità.
Io oggi, con 2 cuccioli. dovrei essere più lento di 2 secondi nel mio ipotetico giro.
A volte è così.
A volte, come lunedì, vorrei addirittura scendere dalla macchina.....
Io, quando lessi quella riflessione ero poco più di un ragazzo, e mi venne da sorridere.
Invece, oggi, mi rendo conto che cela una profonda verità.
Io oggi, con 2 cuccioli. dovrei essere più lento di 2 secondi nel mio ipotetico giro.
A volte è così.
A volte, come lunedì, vorrei addirittura scendere dalla macchina.....
lunedì 6 febbraio 2012
♣ 6th february 1958
| questo orologio, che segna l'ora del disastro, si trova all'Old Trafford, lo stadio del Manchester Utd |
Spesso un avvenimento drammatico traccia l'inizio di un mito, o meglio il passaggio tra una storia importante e una dimensione epica.
E' così anche per questa storia, che voglio ricordare nel 54esimo anniversario. Ma andiamo per ordine.
All'inizio degli anni '50 il Manchester United è una squadra senza una grande tradizione, ma qualcosa sta cambiando, grazie al suo allenatore scozzese: Matt Busby.
Nel 1952 lo United vince il suo terzo campionato, dopo 41 anni di digiuno, ma la squadra non è giovanissima. Busby allora ha una intuizione: radunare un gruppo di giovani di talento, già presenti nelle giovanili del club, e promuoverli nella prima squadra; saranno conosciuti come i Busby babies; i più noti saranno Bobby Chalrton, Bill Foulkes, Dennis Violet e Duncan Edwards.
L'intuizione è geniale, con una squadra giovanissima, vince il campionato 1955/56 e 1956/57. Sempre nel 1957 partecipa alla Coppa dei Campioni, venendo eliminati solo in semifinale dal Real Madrid, (poi vincitrice del torneo).
| una delle ultime foto dello United con i Busby babies |
Anche nel 1957/58 le cose vanno alla grande, vittorie facili in campionato, e un percorso brillante in Europa. Nei quarti di finale, lo United affronta la Stella Rossa di Belgrado; dopo la vittoria in casa, la partita a Belgrado è poco più di una formalità.
La partita finisce 3-3, la semifinale è alle porte. Si riparte alla volta di Manchester, con un volo privato. A bordo ci sono una quarantina di persone tra giocatori, staff tecnico e giornalisti. E' prevista una sosta tecnica a Monaco di Baviera, dove sta nevicando copiosamente.
Per due volte il decollo fallisce; alle 3 del mattino c'è un terzo tentativo. L'aereo non riesce a decollare, anzi si schianta sulla recinzione che circondava l'aeroporto e poi su una casa, che in quel momento era vuota. Parte dell'ala e parte della coda vengono strappate. Prende fuoco. Il lato sinistro della cabina di pilotaggio colpisce un albero. Il lato destro della fusoliera colpisce un capanno di legno, all'interno del quale c'era un camion pieno di pneumatici e carburante, che esplode.
Il bilancio è drammatico: 7 giocatori, 3 dirigenti dello United e 11 tra giornalisti e membri dell'equipaggio muoiono subito; 10 giocatori, lo stesso Busby, e altre 12 persone rimangono ferite più o meno gravemente. A Busby viene somministrata per 2 volte l'estrema unzione!
Dopo 3 settimane, si spegne il pilota in seconda. Anche Duncan Edwards sembra spacciato ma ha una fibra fortissima, chiede insistentemente quando ci sarà la prossima partita, ma dopo 15 giorni di agonia, anche lui si spegne. Edwards, a soli 22 anni, è considerato uno dei giocatori più forti e completi. C'è chi dice che probabilmente è il giocatore inglese più forte di tutti i tempi. C'e chi dice che sicuramente sarebbe stato lui ad alzare, da capitano dell'Inghilterra, la coppa del mondo, a Wembley nel 1966. Qualcuno si spinge a dire che è un giocatore ancora più forte e completo di Pelè o Maradona...
Il colpo è fortissimo, la squadra decimata, Busby ricostruisce la squadra, attorno ai sopravvissuti come Charlton, Viollet e Foulkes. Ci vuole qualche anno ma ce la fa.
Nel maggio del 1968, dopo 10 anni dalla tragedia di Monaco, Bobby Charlton in campo e Busby in panchina, guidano lo United a vincere la Coppa dei Campioni, sconfiggendo 4-1 il Benfica di Eusebio. E' una festa ma nessuno dimentica chi non c'è più. Qualcosa di irreale, una vittoria giunta con 10 anni di ritardo....
| Lo United vincitore della Coppa dei Campioni 1968. Vicino alla coppa, sir Matt Busby, alla sua sinistra Bobby Charlton |
Nel febbraio 2008, in occasione del 50esimo anniversario dell’incidente di Monaco, il calendario curiosamente mette di fronte le due squadre di Manchester: lo United Vs City. Lo United decide di rendere omaggio ai suoi indimenticati campioni, schierando la squadra con le maglie stile anni '50, senza sponsor, senza personalizzazione, con la numerazione dall'1 all'11. Anche il City si associa alla iniziativa. Prima della partita c'è un suggestivo ricordo, le squadre si schierano sul cerchio del centrocampo a fianco alcuni ragazzi indossano maglie con i nomi degli scomparsi.
Si osserva un minuto di silenzio. Un lungo minuto di silenzio irreale, dove più di settantacinquemila persone stanno in silenzio, in rispetto e in ricordo.
Una cosa normale per la cultura inglese, impensabile da noi...
Quanto è successo a Monaco è fortissimamente presente nella realtà dello United, ne ha segnato la storia, creando una sorta di aurea leggendaria. Matt Busby è diventato sir e ha guidato lo United per oltre 25 anni, dal 1945 al 1971. Bobby Charlton è diventato anche lui sir, e sarà per anni il recordman di presenza con lo United (758).
Concludo con un omaggio che giocatori di adesso e del passato hanno realizzato per ricordare le vittime dell’incidente di Monaco
Sono stati scritti indegni post come questo, sono stati fatti video, film e canzoni.
come questa:
venerdì 3 febbraio 2012
♦/♥ Neve
Non sono rimasto immune alle conseguenze delle nevicate di questi giorni.
Mercoledì ho tentato, coscienziosamente, di recarmi al lavoro, sono una trentina di kilometri, normalmente in una mezzoretta sono in ufficio.
Porto i bimbi a scuola, poi parto tranquillo, dopo 2 ore, tra lupi e orsi bianchi, giungo in ditta.
L'apocalisse. Cumuli di neve ovunque, dove non c'era quella naturale. c'erano i cumuli formati dalle ruspe.
Faccio due giri attorno l'isolato. La situazione è inaffrontabile. Desisto e me ne torno a casa; bilancio?
Quattro ore fuori di casa per fare una sessantina di kilometri....
Tornando a casa, mi torna in mente una vecchia canzone, la canticchio divertendomi. decido di postarla, e ci trovo anche un video carino, questo:
Mercoledì ho tentato, coscienziosamente, di recarmi al lavoro, sono una trentina di kilometri, normalmente in una mezzoretta sono in ufficio.
Porto i bimbi a scuola, poi parto tranquillo, dopo 2 ore, tra lupi e orsi bianchi, giungo in ditta.
L'apocalisse. Cumuli di neve ovunque, dove non c'era quella naturale. c'erano i cumuli formati dalle ruspe.
Faccio due giri attorno l'isolato. La situazione è inaffrontabile. Desisto e me ne torno a casa; bilancio?
Quattro ore fuori di casa per fare una sessantina di kilometri....
Tornando a casa, mi torna in mente una vecchia canzone, la canticchio divertendomi. decido di postarla, e ci trovo anche un video carino, questo:
con un ancora giovane Augusto Daolio.
Oggi mi tocca fare un passaggio in ufficio, il fine mese complica maledettamente le cose.
A casa mia le strade sono non solo pulite dalla neve ma addirittura asciutte. Man mano che mi avvicino a Forlì le cose peggiorano, c'è un unico lastrone di ghiaccio. Il buon senso direbbe di tornare a casa, il senso del dovere non è di quest'avviso. Vince quest'ultimo.
Quattro Highlander ci mettono 2 ore di pala per raggiungere la porta di ingresso permettendo l'ingresso di un paio di mezzi.
Facciamo lo stretto necessario e poi torneremo alle nostre case. Fuori ha ricominciato a nevicare furiosamente.
Tra pochi minuti tenterò di tornare a casa, in compagnia delle renne, fino a che ci sarà civilta, eppoi lupi e orsi nel tratto centrale, nella larga.....
Se nei prossimi giorni non darò mie notizie, organizzate una spedizione di soccorso.
Non tanto per me, ma per i miei cuccioli, che hanno bisogno ancora (per un pò) del loro papà....
giovedì 2 febbraio 2012
♣ un "Mondo" di speranza
Ho sempre avuto simpatia per Emiliano Mondonico detto Mondo.
Mi è sempre sembrato un buon uomo, con un sorriso aperto; le sue squadre giocavano un buon calcio, ed ha plasmato giovani promesse, facendoli diventare prima uomini e poi calciatori.
Forse per questa sua schiettezza, non ha trovato spazio nelle grandi squadre, poco personaggio, poco fumo venduto....
Ha comunque avuto una buona carriera, Cremonese, Atalanta, Torino, fino a che non ha infranto una delle regole non scritte di un allenatore di calcio: mai allenare la squadra di cui (notoriamente) si è tifosi.
Mondonico invece ha accettato di allenare la Fiorentina, ma dopo un anno e mezzo di alti e bassi, è stato esonerato, era l'ottobre del 2004. E' stata la sua ultima panchina in serie A.
La sua sembrava una carriera in declino, club sempre più piccoli, ambizioni sempre inferiori...
... fino a che viene chiamato ad allenare l'Albinoleffe, squadra della bergamasca. Il tocco del "Mondo" si vede, la squadra gioca bene, i risultati vengono...
Poi, all'improvviso il "Mondo" scopre di avere un tumore; per un po' cerca di fare convivere il ruolo di allenatore e la lotta contro la malattia. Poi decide di dimettersi per curarsi.
Il 31 gennaio 2011, giusto un anno fa, viene operato per l'asportazione del tumore; seguono cure, un altro intervento, e poi la rinascita, al punto che, qualche giorno fa, il Novara lo contatta per affidargli la conduzione tecnica della squadra. Una panchina di serie A, 7 anni dopo l'ultima di Firenze.
Quasi una favola.
Nella conferenza di presentazione, manda un messaggio di speranza a tutti quelli che stanno lottando contro un tumore: Guarire si può.
E, tra le righe, ci dice un'altra cosa importante: che il calcio è solo un gioco.
Tanti auguri Mondo, per questa tua nuova carriera!
Mi è sempre sembrato un buon uomo, con un sorriso aperto; le sue squadre giocavano un buon calcio, ed ha plasmato giovani promesse, facendoli diventare prima uomini e poi calciatori.
Forse per questa sua schiettezza, non ha trovato spazio nelle grandi squadre, poco personaggio, poco fumo venduto....
Ha comunque avuto una buona carriera, Cremonese, Atalanta, Torino, fino a che non ha infranto una delle regole non scritte di un allenatore di calcio: mai allenare la squadra di cui (notoriamente) si è tifosi.
Mondonico invece ha accettato di allenare la Fiorentina, ma dopo un anno e mezzo di alti e bassi, è stato esonerato, era l'ottobre del 2004. E' stata la sua ultima panchina in serie A.
La sua sembrava una carriera in declino, club sempre più piccoli, ambizioni sempre inferiori...
... fino a che viene chiamato ad allenare l'Albinoleffe, squadra della bergamasca. Il tocco del "Mondo" si vede, la squadra gioca bene, i risultati vengono...
Poi, all'improvviso il "Mondo" scopre di avere un tumore; per un po' cerca di fare convivere il ruolo di allenatore e la lotta contro la malattia. Poi decide di dimettersi per curarsi.
Il 31 gennaio 2011, giusto un anno fa, viene operato per l'asportazione del tumore; seguono cure, un altro intervento, e poi la rinascita, al punto che, qualche giorno fa, il Novara lo contatta per affidargli la conduzione tecnica della squadra. Una panchina di serie A, 7 anni dopo l'ultima di Firenze.
Quasi una favola.
Nella conferenza di presentazione, manda un messaggio di speranza a tutti quelli che stanno lottando contro un tumore: Guarire si può.
E, tra le righe, ci dice un'altra cosa importante: che il calcio è solo un gioco.
Tanti auguri Mondo, per questa tua nuova carriera!
martedì 31 gennaio 2012
♠ 27 gennaio: il giorno della Memoria
Non è mai facile scrivere qualcosa di non retorico e non banale sul giorno della Memoria, Oltre a questo, purtroppo, mi trovo a scrivere con qualche giorno di ritardo, rispetto alla ricorrenza.
Per qualche motivo, il giorno della Memoria mi inquieta, Per fortuna, nella mia famiglia, non c'è nessuno che in qualche modo è legato alla Shoa. Ma c'è qualcosa di invisibile che mi lega alla cultura ebraica, al punto che non ho una croce come ciondolo, ma una stella di David.
L'anno scorso parlai di "Ausmerzen" e di un libro "L'amico ritrovato".
Ho rivisto ieri sera un frammento di "Ausmerzen": inquietante. Un grazie di cuore al bravissimo Paolini.
E mi è tornato in mente un opera, anch'essa non convenzionale: uno dei fumetti più importanti, uno di quelli che non dovrebbero mancare nella libreria di un amante del genere. Parlo di "Maus" di Art Spiegelman.
Spiegelman è figlio di una coppia di sopravvissuti ad Auschwitz e ha scritto questa opera basandosi sui racconti del padre; anzi, il fumetto è "costruito" sul giovane Art che si fa raccontare dal padre Vladek la sua esperienza di giovane ebreo in Polonia, finito ad Auschwitz, con tutti gli espedienti per sopravvivere.
La storia è quindi divisa su due piani: la contemporanea quotidianità dove padre e figlio si incontrano e si scontrano, divisi da storie troppo diverse, e i flash back frutto dei ricordi di Vladek.
Non è facile per il giovane Art rapportarsi con il padre, segnato in tanti atteggiamenti da quanto vissuto nel periodo delle persecuzioni naziste; non è facile per un figlio che si sente inadeguato all'ingombrante passato del padre. In pratica è la dimostrazione di come gli orrori subiti vengono estese alla generazione seguente.
Ma la caratteristica principale del fumetto è la rappresentazione dei personaggi; pur essendo umani, vengono rappresentati come animali antropomorfi, caratterizzati a secondo dell'origine: gli ebrei sono rappresentati come topi (maus, appunto), i tedeschi come gatti, i polacchi come maiali, gli americani come cani, ecc.
un opera unica, intensa e umana.
Ve la consiglio.
Per non dimenticare.
La storia è quindi divisa su due piani: la contemporanea quotidianità dove padre e figlio si incontrano e si scontrano, divisi da storie troppo diverse, e i flash back frutto dei ricordi di Vladek.
Non è facile per il giovane Art rapportarsi con il padre, segnato in tanti atteggiamenti da quanto vissuto nel periodo delle persecuzioni naziste; non è facile per un figlio che si sente inadeguato all'ingombrante passato del padre. In pratica è la dimostrazione di come gli orrori subiti vengono estese alla generazione seguente.
Ma la caratteristica principale del fumetto è la rappresentazione dei personaggi; pur essendo umani, vengono rappresentati come animali antropomorfi, caratterizzati a secondo dell'origine: gli ebrei sono rappresentati come topi (maus, appunto), i tedeschi come gatti, i polacchi come maiali, gli americani come cani, ecc.
un opera unica, intensa e umana.
Ve la consiglio.
Per non dimenticare.
domenica 22 gennaio 2012
♥ ..si sa che la gente da buoni consigli....
Caji ha un bel musetto a punta, due occhietti brillanti, e il viso incorniciato da un caschetto di capelli castani. Ha anche un sorriso accattivante, che conquista, ora le dade della materna, domani chissà...
Ma da qualche tempo il suo sorriso non è più sfolgorante, e un ombra vela il suo sguardo. Non è più il raggio di sole che illuminava ogni stanza ove entrava. Tende ad isolarsi.
Non è più quello che quando vedeva che qualcuno doveva uscire, andava a prendere il suo giubbotto.
Caji fino a pochi mesi fa, parlava un suo linguaggio abbastanza incomprensibile, ma questo non sembrava gli importasse più di tanto. Probabilmente però andare via dalla sua scuola per andare a fare le sedute di logopedia, e, a volte lezioni con una insegnante di sostegno, gli hanno dato la percezione che qualcosa non va. Se qualcosa non gli va, si chiude in se stesso, abbassa la saracinesca, e non vuole avere a che fare con nessuno.
A volte, lo troviamo alla fine delle lezioni seduto a testa bassa sulla sua cassettiera, indifferente al mondo attorno a lui. solo un po di tristezza nello sguardo. E questo nonostante il gran lavoro delle sue (brave) insegnanti.
A settembre anche lui ha voluto andare in piscina, come il suo fratellone. Ma non è stato fortunato con l'istruttore, poteva capirlo meglio... e poi l'acqua. A detta di tanti, in quella piscina è sempre un po troppo fredda, e questo non aiuta Caji, abbastanza freddoloso (anche per costituzione..).
Qualche giorno fa, dopo avere aiutato entrambi i cuccioli a cambiarsi, e dopo aver preso un caffettino, vado nella tribuna della piscina, con gli altri genitori, per guardare cosa fanno in acqua i cuccioli.
Quando arrivo in tribuna vedo, proprio sotto la tribuna, il gruppo di Caji, tutti in acqua tranne lui. lo cerco con lo sguardo e lo vedo, accucciato ad un paio di metri di distanza, la fronte appoggiata alle ginocchia, mezzo bagnato: saracinesca chiusa, e il mondo fuori.
Non posso lasciarlo così. mi avvicino più possibile a lui, mi sporgo dalle transenne, lo chiamo. Mi sente ma non mi ascolta. continuo a chiamarlo fino a che mi guarda. Gli faccio segno di venire vicino a me, allungando le braccia riesco ad accarezzargli la testa, cerco di rassicurarlo, gli chiedo se vuole uscire, se vuole venire negli spogliatoi. Rassicurato dalla mia presenza riprova ad entrare in acqua. Niente da fare è troppo fredda. Caji è confuso, non sa cosa fare, e anch'io, onestamente, non so qual'è la cosa migliore da fare..
Mentre sono in questa impasse, all'improvviso sento una acidula voce alle mie spalle:
- Certo che se io avessi un bambino cosi capriccioso, non lo porterei certo in piscina!
Mi giro di scatto, fulminando con lo sguardo l'intera tribuna, e penso tra me e me : Ma che ne sai di cosa ci sta dietro a questi apparenti capricci?
eppoi mi viene in mente quel frammento di Boccadirosa:
...Si sa che la gente da buoni consigli, sentendosi come Gesù nel tempio,
si sa che la gente da buoni consigli, se non può più dare cattivo esempio!
E allora sorrido tra me e me.
E ripenso a un video, visto in una conferenza in cui ci sono 2 bambini che disturbano un po tutti e il papà, in un angolo li guarda, ma non dice nulla, fino a che una persona sbotta: - ma allora non vede cosa fanno i suoi figli? non ha nulla da dirgli?
Il papà lo guarda, gli occhi rossi - Non hai nulla da dirgli? - ripete il papà scuotendo la testa - oggi è morta la loro mamma e no, non ho trovato ancora le parole da dirgli....-
E la scritta in sovraimpressione NON GIUDICARE SE NON HAI TUTTI GLI ELEMENTI PER FARLO.
Ecco, in quella tribuna ci si è fermati solo alla prima impressione, alla facciata delle cose.
E io chiedo a voi, amici che leggete queste righe, non giudicate, se potete. Ma se volete farlo, cercate almeno di conoscere bene le situazioni.
Ma da qualche tempo il suo sorriso non è più sfolgorante, e un ombra vela il suo sguardo. Non è più il raggio di sole che illuminava ogni stanza ove entrava. Tende ad isolarsi.
Non è più quello che quando vedeva che qualcuno doveva uscire, andava a prendere il suo giubbotto.
Caji fino a pochi mesi fa, parlava un suo linguaggio abbastanza incomprensibile, ma questo non sembrava gli importasse più di tanto. Probabilmente però andare via dalla sua scuola per andare a fare le sedute di logopedia, e, a volte lezioni con una insegnante di sostegno, gli hanno dato la percezione che qualcosa non va. Se qualcosa non gli va, si chiude in se stesso, abbassa la saracinesca, e non vuole avere a che fare con nessuno.
A volte, lo troviamo alla fine delle lezioni seduto a testa bassa sulla sua cassettiera, indifferente al mondo attorno a lui. solo un po di tristezza nello sguardo. E questo nonostante il gran lavoro delle sue (brave) insegnanti.
A settembre anche lui ha voluto andare in piscina, come il suo fratellone. Ma non è stato fortunato con l'istruttore, poteva capirlo meglio... e poi l'acqua. A detta di tanti, in quella piscina è sempre un po troppo fredda, e questo non aiuta Caji, abbastanza freddoloso (anche per costituzione..).
Qualche giorno fa, dopo avere aiutato entrambi i cuccioli a cambiarsi, e dopo aver preso un caffettino, vado nella tribuna della piscina, con gli altri genitori, per guardare cosa fanno in acqua i cuccioli.
Quando arrivo in tribuna vedo, proprio sotto la tribuna, il gruppo di Caji, tutti in acqua tranne lui. lo cerco con lo sguardo e lo vedo, accucciato ad un paio di metri di distanza, la fronte appoggiata alle ginocchia, mezzo bagnato: saracinesca chiusa, e il mondo fuori.
Non posso lasciarlo così. mi avvicino più possibile a lui, mi sporgo dalle transenne, lo chiamo. Mi sente ma non mi ascolta. continuo a chiamarlo fino a che mi guarda. Gli faccio segno di venire vicino a me, allungando le braccia riesco ad accarezzargli la testa, cerco di rassicurarlo, gli chiedo se vuole uscire, se vuole venire negli spogliatoi. Rassicurato dalla mia presenza riprova ad entrare in acqua. Niente da fare è troppo fredda. Caji è confuso, non sa cosa fare, e anch'io, onestamente, non so qual'è la cosa migliore da fare..
Mentre sono in questa impasse, all'improvviso sento una acidula voce alle mie spalle:
- Certo che se io avessi un bambino cosi capriccioso, non lo porterei certo in piscina!
Mi giro di scatto, fulminando con lo sguardo l'intera tribuna, e penso tra me e me : Ma che ne sai di cosa ci sta dietro a questi apparenti capricci?
eppoi mi viene in mente quel frammento di Boccadirosa:
...Si sa che la gente da buoni consigli, sentendosi come Gesù nel tempio,
si sa che la gente da buoni consigli, se non può più dare cattivo esempio!
E allora sorrido tra me e me.
E ripenso a un video, visto in una conferenza in cui ci sono 2 bambini che disturbano un po tutti e il papà, in un angolo li guarda, ma non dice nulla, fino a che una persona sbotta: - ma allora non vede cosa fanno i suoi figli? non ha nulla da dirgli?
Il papà lo guarda, gli occhi rossi - Non hai nulla da dirgli? - ripete il papà scuotendo la testa - oggi è morta la loro mamma e no, non ho trovato ancora le parole da dirgli....-
E la scritta in sovraimpressione NON GIUDICARE SE NON HAI TUTTI GLI ELEMENTI PER FARLO.
Ecco, in quella tribuna ci si è fermati solo alla prima impressione, alla facciata delle cose.
E io chiedo a voi, amici che leggete queste righe, non giudicate, se potete. Ma se volete farlo, cercate almeno di conoscere bene le situazioni.
mercoledì 18 gennaio 2012
♣ The silent hero strikes again
Attenzione: questo non è un post sul calcio, è un post su un uomo che, incidentalmente, gioca a calcio...
qualche tempo fa, a giugno, celebravo l'addio al calcio di uno degli ultimi romantici interpreti di quello sport, Paul Scholes, the silent hero.
I tifosi dello United hanno salutato con affetto questo campione silenzioso che per 676 volte ha indossato la maglia dei red devils.
Smessi i panni del calciatore, Scholes era rimasto nello staff tecnico dello United, occupandosi di una squadra giovanile, lavorando nel centro sportivo dove si allenano i suoi vecchi compagni,
Piano piano, nel cuore di Paul cresceva la nostalgia per il calcio giocato, fino a che.....
fino a che, zitto, zitto. ce lo siamo visto in panchina, l'8 gennaio, nel match di FA Cup contro il City.
Poteva essere un favore alla sua società, con più giocatori in infermeria che in campo....
No.
Non è così.
E' la voglia di dare ancora qualcosa.
E' la voglia di inseguire ancora un pallone con la gioia di un ragazzino.
E così, senza proclami, senza luci della ribalta, senza lucrare soldi per un clamoroso ritorno, Paul è tornato.
E, tanto per non farsi mancare niente, alla sua seconda partita della sua seconda parte della carriera allo United, alla sua prima partita all'Old Trafford, ha fatto anche il goal che ha sbloccato il risultato, a cui si riferisce la foto.
Grazie ancora, Silent hero.......
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