Note emotive di un percorso quotidiano ♥ Genti e sentimenti ♦ Comics, cartoon & music ♣ il calcio (come ricostituente) ♠ il sociale (e l’antisociale)
venerdì 20 maggio 2016
♠ Addio Giacinto (detto Marco)
Mi spiace che i miei figli non avranno occasione di conoscerlo (e apprezzarlo).
Perché dopo questa ipocrita celebrazione post-mortem, questa (cialtrona) classe politica, questa gente che si guarda l'ombelico si dimenticherà presto di questo Gigante, così diverso da loro, così diverso da noi.
Ero un bambino negli anni '70, gli anni delle grandi conquiste sociali che hanno cambiato la nostra società e che hanno visto i Radicali e Pannella in prima fila.
Avevo 7 anni nel 1974, anno del referendum sul divorzio, ne avevo 11 (l'età che ha oggi il mio figlio maggiore) nel 1978, anno della legge 194, sull'interruzione volontaria della gravidanza, ne avevo qualcuno in più nel 1981, anno dei referendum sulla legge 194...
Influenzato dal crescere all'ombra del campanile (e dalla giovane età..) avevo idee nette, pensavo di sapere ciò che era giusto e ciò che era sbagliato e ritenevo Pannella l'incarnazione del diavolo, in fondo il naso adunco e gli occhi fiammeggianti di ardore gli davano un aria mefistofelica.
Ma rimanevo affascinato da quel politico così istrionico, così diverso dagli altri, visti nelle grige tribune politiche degli anni '70, e grigi anch'essi.
Mi ricordo che si scagliava contro la "partitocrazia" in tempi in cui solo lui usava quella parola.
Ma non usava solo parole diverse, aveva anche comportamenti diversi dagli altri.
Non so quando ho cominciato a seguirlo, ad ascoltarlo attentamente, forse è stato un poco alla volta.
E ha sgretolato la mia certezza antiabortista, facendomi capire il senso della riduzione del danno, che la legge 194 serviva soprattutto a far diminuire gli aborti clandestini (che comunque c'erano) piuttosto che sdoganare una (discutibile) pratica anticoncezionale.
E ho imparato la differenza tra diritto e dovere, che una legge permette di esercitare un diritto ma non obbliga a farlo se sei convinto che sia sbagliato ( sia che si tratti di aborto, divorzio o fecondazione assistita). Ma invece, spesso, chi pensa che questo diritto sia sbagliato, pretende di imporre la sua idea agli altri; errore spesso fatto dal mondo clericale.
E forse per questo mi sono allontanato da quel mondo, dove sono cresciuto.
Ma la cosa più importante che ho imparato ascoltando Marco è stato il rispetto. Rispetto per se stessi, rispetto per le idee degli altri, il dialogo con chi la pensa in maniera diversa, il rispetto e attenzione per le minoranze.
E ho imparato a cercare di capire le cose, analizzarle.
Ricordo che nella stagione di Mani Pulite, in cui si festeggiava l'arresto di ogni politico brindando al ladrone messo in galera, i Radicali furono tra i pochi a denunciare l'abuso che si faceva della carcerazione preventiva.
E poi la lotta contro l'accanimento terapeutico, il partito transnazionale, e tante altre che al momento mi sfuggono.
Non ho condiviso tutte le battaglie dei radicali come per esempio sulla legalizzazione delle droghe leggere, ma li ho votati tutte le volte che ho potuto, considerandoli una sorta di "polizza assicurativa sulla nostra democrazia".
Da tempo i Radicali sono in crisi, non trovando più molto spazio nelle istituzioni e nella stampa, ed infatti la nostra democrazia si è decisamente imbarbarita e peggiorata.
Ma non ho intenzione di santificare Giacinto detto Marco, non me lo perdonerebbe, probabilmente la sua enorme personalità, soprattutto nell'ultimo periodo è stata più un ostacolo che un pregio. Spesso è stato paragonato al dio Crono che divorava i suoi figli, per timore che lo soppiantassero.
Ma senza di lui che ne sarà del mondo radicale?
Non lo so.
So che io ho avuto la fortuna di conoscerli e penso che questo bagaglio mi abbia reso una persona un po' migliore.
Per questo mi spiace che i miei figli non avranno occasione di conoscerlo (e apprezzarlo).
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lunedì 25 aprile 2016
♠ una festa per una nuova liberazione....
Non ho mai amato le celebrazioni.
Compresa quella del 25 aprile, in cui la retorica la fa da padrone, dove una parte ci ha messo il cappello sopra, per cui è una festa che divide più che unire.
O forse soprattutto quella del 25 aprile.
Ma quest'anno un pensiero mi ha fatto sentire in maniera diversa questa giornata.
Il 25 aprile ricorda la liberazione, in Italia, da un regime opprimente che, in forme diverse ha coinvolto gran parte dell'Europa.
La classe dirigente che uscì dalla seconda guerra mondiale, che aveva vissuto la difficoltà e gli orrori della guerra era formata da uomini formidabili, che avevano un sogno formidabile: la pace in Europa.
Di più.
Una Europa unità.
E hanno lavorato incessantemente per inseguire questo Sogno.
Perchè avevano capito, sapevano, che il benessere di tutti era più importante degli interessi personalistici o di bottega.
E ora?
Abbiamo una classe dirigente fatta di omuncoli capaci solo di bassi calcoli personalistici, senza dignità, senza una visione ad ampio respiro, capaci solo di guardare alla possibilità di mantenere la poltrona alle prossime elezioni...
Mi vergogno di loro.
E credo se ne vergognerebbero, se potessero, quegli statisti che hanno tracciato un cammino nell'immediato secondo dopoguerra.
Vorrei disperatamente qualcuno di quegli uomini che ci aiutasse a essere meno cinici e meschini.
Ci vorrebbe qualcuno con una idea grandiosa, una fantastica Utopia da inseguire con tutte le forze.
Qualcuno che immaginasse quei poveri disperati ammassati ai confini dell'Europa, in fuga dalla guerra o dalla fame, non sono un PROBLEMA ma possono essere una risorsa.
Possono essere una risorsa economica per risollevare questa boccheggiante economia.
Possono essere clienti, consumatori, e poi produttori...
Ma ci vuole coraggio. E forza.
Ma ci vuole una visione grandiosa e a lungo termine che nessuno degli attuali politici ha.
...le verità cercate per terra, da maiali,
tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali;
tornate a casa nani, levatevi davanti
per la mia rabbia enorme mi servono giganti
Vorrei poter festeggiare l'essersi liberati da questa classe dirigente mediocre, (senza distinzione di colore o nazionalità) che non mi rappresenta.
Anzi, mi fa vergognare di essere Europeo.
venerdì 22 aprile 2016
♥ Andy e John
Conosco Andy da quando ho ricordi.
Probabilmente siamo stati compagni di classe alle
elementari. O forse all'asilo.
Finite le medie, mentre io continuavo la scuola,
lui andò a fare l'operaio.
I miei genitori mi avevano convinto che continuare
a studiare mi avrebbe permesso un futuro migliore.
Ma quando lo vedevo sfrecciare con il "Ciao" fiammante
mentre io arrancavo, pedalando con la bicicletta di
mio padre non ne ero più così sicuro...
E quando si presentò con il "Ciao" raffreddato ad acqua
(sì, negli anni '80 c'era anche questo...) mentre io
avevo solo riverniciato di blu con la bomboletta la
bicicletta dismessa dal genitore, la storia dell'uovo
oggi e della gallina domani, mi quadrava sempre di meno...
E in fondo avevo ragione.
Nel tempo rilevò una storica attività artigianale nel paesotto
che ci ha visto crescere, e poi possessore di uno dei primi,
grossi Suv, eppoi, per esagerare anche 2 famiglie...
ma quest'ultimo punto non gliel'ho mai invidiato
(il Suv un pochino sì....)
Un (eterno) ragazzone, grande e grosso, come una quercia,
mi sono fermato da lui qualche tempo fa,
chi ci avesse visto vicini, non avrebbe detto che siamo coetanei,
con i miei (pochi) capelli imbiancati
e la sua folta chioma leonina...
insomma una sorta di mio contrario (o nemesi)
Probabilmente siamo stati compagni di classe alle
elementari. O forse all'asilo.
Finite le medie, mentre io continuavo la scuola,
lui andò a fare l'operaio.
I miei genitori mi avevano convinto che continuare
a studiare mi avrebbe permesso un futuro migliore.
Ma quando lo vedevo sfrecciare con il "Ciao" fiammante
mentre io arrancavo, pedalando con la bicicletta di
mio padre non ne ero più così sicuro...
E quando si presentò con il "Ciao" raffreddato ad acqua
(sì, negli anni '80 c'era anche questo...) mentre io
avevo solo riverniciato di blu con la bomboletta la
bicicletta dismessa dal genitore, la storia dell'uovo
oggi e della gallina domani, mi quadrava sempre di meno...
E in fondo avevo ragione.
Nel tempo rilevò una storica attività artigianale nel paesotto
che ci ha visto crescere, e poi possessore di uno dei primi,
grossi Suv, eppoi, per esagerare anche 2 famiglie...
ma quest'ultimo punto non gliel'ho mai invidiato
(il Suv un pochino sì....)
Un (eterno) ragazzone, grande e grosso, come una quercia,
mi sono fermato da lui qualche tempo fa,
chi ci avesse visto vicini, non avrebbe detto che siamo coetanei,
con i miei (pochi) capelli imbiancati
e la sua folta chioma leonina...
insomma una sorta di mio contrario (o nemesi)
John invece non è bello. Non lo è mai stato.
E in questo ci assomigliamo.
John da ragazzino era un bulletto, decisamente
ignorantello, difficile da trovare simpatico.
E qui, forse, non ci assomigliamo..
Lui grande bestemmiatore
Io cresciuto all'ombra del campanile.
Ma poi ci ritroviamo, alla soglia dei 30 anni,
nello stesso bar.
il fisico appesantito da camionista sessantenne
lo ha portato ad un veloce declino nello sport che ama
E allora si è riciclato come arbitro, con buoni risultati.
E' ancora un po' bulletto, ma osservandolo
ci si accorge che è una maschera, un ruolo che recita
per difendere quel ragazzo triste e malinconico che in realtà è.
E allora non è più John il bulletto da evitare.
E' John.
E basta.
A volte spariva per qualche periodo, raccontando
che "andava a morosa".
Ma queste "morose" nessuno del bar le ha mai viste.
E allora era inevitabile che qualcuno avanzasse
l'ipotesi dell'inesistenza in vita (ma solo nella fantasia)
di queste "morose".
Qual'era la verità?
Non lo so, e ora non mi interessa più.
Cos'hanno in comune Andy e John?
Oltre al fatto di essere dello stesso paesotto, e di essere miei coetanei e di essere miei conoscenti (forse di john ero anche amico...)?
Andy, la quercia, ma con un cuore ballerino
John, il bullo, con il sangue malato.
E ora non ci sono più.
Entrambi nel giro di qualche mese, hanno lasciato le loro famiglie
Una compagna, una figlia, genitori di un unico figlio l'uno.
una sorella, i genitori e, forse, qualche morosa, l'altro.
E han lasciato anche me.
Un po' più solo.
Un po' più vecchio.
Un po' più fragile.
lunedì 28 marzo 2016
♥ Pasqua 1996
Pasqua 1996.
Io e lei, invischiati in storie a metà tra il clandestino e il "complicato", non potendo passare il tempo con chi avremmo voluto, trascorremmo quel tempo facendoci compagnia.
Sostenendoci e confidandoci.
Son passati tanti anni e anche se cisi vede poco, l'amicizia è sempre quella di tanti anni fa.
Oggi come allora, Buona Pasqua di cuore Amica mia...
Io e lei, invischiati in storie a metà tra il clandestino e il "complicato", non potendo passare il tempo con chi avremmo voluto, trascorremmo quel tempo facendoci compagnia.
Sostenendoci e confidandoci.
Son passati tanti anni e anche se cisi vede poco, l'amicizia è sempre quella di tanti anni fa.
Oggi come allora, Buona Pasqua di cuore Amica mia...
domenica 14 febbraio 2016
♦ goodbye Major Tom...
Zapping di tarda sera, mi imbatto in questo particolare duetto:
Annie Lennox e David Bowie che cantano Under Pressure in un concerto-tributo per Freddie Mercury.
Sono rimasto affascinato, me lo sono guardato, assaporato.
Il giorno dopo, la notizia della morte di David Bowie.
Non sono un fan sfegatato di Bowie, di tutto il suo percorso artistico; ma apprezzo molto il periodo dei primi anni '70 (Ziggy stradust, Starman, Life on Mars...) soprattutto Space Oddity:
.. Earth control to Major Tom...
Ma c'è un ricordo che mi lega a Bowie.
Un film.
Questo:
Annie Lennox e David Bowie che cantano Under Pressure in un concerto-tributo per Freddie Mercury.
Sono rimasto affascinato, me lo sono guardato, assaporato.
Il giorno dopo, la notizia della morte di David Bowie.
Non sono un fan sfegatato di Bowie, di tutto il suo percorso artistico; ma apprezzo molto il periodo dei primi anni '70 (Ziggy stradust, Starman, Life on Mars...) soprattutto Space Oddity:
.. Earth control to Major Tom...
Ma c'è un ricordo che mi lega a Bowie.
Un film.
Questo:
Vidi questo film con un gruppo di amici, e conobbi Maria, il mio primo grande amore, il mio primo amore grande.
Ma questa è un'altra storia....
Che prima o poi, racconterò.
Per adesso
Goodbye Major Tom....
sabato 13 febbraio 2016
♥ anch'io "Fon Fon, Tan Crin!"
![]() |
| il "fido Nokia..." |
In grado di fare telefonate e scrivere qualche sms.
Ma mi sembrava sufficiente.
Dietro le insistenze di Pitulice, (e di qualche amico o presunto tale..) ho dovuto capitolare ed acquistare lo smartphone.
Quando ho cominciato a domare l'ordigno, mi è tornato in mente uno sketch di un mio "quasi" conterraneo: Giuseppe Giacobazzi (quasi conterraneo perchè lui è cresciuto al di la del fiume...)
Ecco,
mi sono sentito umanamente molto vicino a Giorgio il tornitore.
Fon-Fon, Tan Crin!
domenica 22 novembre 2015
♠ Francesco ha (spesso) ragione...
Ho sentito un commento sui fatti di Parigi di Francesco Guccini che ricordava una sua canzone di tanti, tanti anni fa "Libera nos domine" :
...da tutti gli imbecilli d'ogni razza e colore
[..] da visionari e martiri dell'odio e del terrore
da chi ti paradisa dicendo: è per amore
dai manichei che ti urlano "O con noi o traditore!"
libera, libera, libera nos Domine!
[..]
Da te, dalle tue immagini e dalla tua paura
dai preti d'ogni credo, da ogni impostura
da inferni e paradisi, da una vita futura
da utopie per lenire questa morte sicura
da crociati e crociate, da ogni sacra scrittura
da fedeli invasati d'ogni tipo e natura
libera, libera, libera nos Domine!
C'è da aggiungere altro?
...da tutti gli imbecilli d'ogni razza e colore
[..] da visionari e martiri dell'odio e del terrore
da chi ti paradisa dicendo: è per amore
dai manichei che ti urlano "O con noi o traditore!"
libera, libera, libera nos Domine!
[..]
Da te, dalle tue immagini e dalla tua paura
dai preti d'ogni credo, da ogni impostura
da inferni e paradisi, da una vita futura
da utopie per lenire questa morte sicura
da crociati e crociate, da ogni sacra scrittura
da fedeli invasati d'ogni tipo e natura
libera, libera, libera nos Domine!
C'è da aggiungere altro?
sabato 14 novembre 2015
♠ "non condivido la tua idea, ma darei la vita perché tu la possa esprimere.."
Vorrei partire da qui.
Da questa frase attribuita a Voltaire.
Direi che è il fondamento della nostra cultura.
Loro no, hanno disprezzo delle idee altrui. E delle vite altrui.
non condivido la tua idea e ti toglierò la vita perché tu NON possa esprimerla
Sembra essere questo il loro credo.
Ed è questa, forse, la parte più spaventosa.
Dobbiamo capire che non possiamo più permetterci il lusso di essere buoni.
Perchè loro buoni non lo sono.
E non dobbiamo più essere buonisti, perché con questa ipocrisia ci stiamo scavando la fossa.
Non sono cattolico praticante ma la mia, la nostra cultura è cristiana, una cultura che mi permette di essere critico con la chiesa ed i suoi uomini, senza rischiare nulla.
E allora non dobbiamo permettere a nessuno di farci togliere i nostri simboli (come i crocefissi) "perchè offende la loro sensibilità".
Se permettete gli oltre 200 morti del volo russo o quasi 150 morti a Parigi offendono la mia sensibilità!
Non è facile districarsi tra diritti e doveri, tra paura e accoglienza, non è facile il da farsi.
Una cosa è certa, queste 2 battaglie le han vinte loro; ci hanno terrorizzato, ci hanno colpito nei nostri momenti belli: una vacanza, un concerto, una cena al ristorante, una partita di calcio...
Sta a noi decidere se vogliamo vincere la guerra.
Settant'anni fa (abbondanti) l'Europa si trovò a combattere contro un'altra forza che dimostrava di disprezzare la vita, come i Nazisti.
E si allearono con il diavolo in persona (nell'incarnazione di Josep Stalin) pur di vincere.
La situazione non mi sembra molto dissimile.
Speriamo che lo sia anche la coclusione
Da questa frase attribuita a Voltaire.
Direi che è il fondamento della nostra cultura.
Loro no, hanno disprezzo delle idee altrui. E delle vite altrui.
non condivido la tua idea e ti toglierò la vita perché tu NON possa esprimerla
Sembra essere questo il loro credo.
Ed è questa, forse, la parte più spaventosa.
Dobbiamo capire che non possiamo più permetterci il lusso di essere buoni.
Perchè loro buoni non lo sono.
E non dobbiamo più essere buonisti, perché con questa ipocrisia ci stiamo scavando la fossa.
Non sono cattolico praticante ma la mia, la nostra cultura è cristiana, una cultura che mi permette di essere critico con la chiesa ed i suoi uomini, senza rischiare nulla.
E allora non dobbiamo permettere a nessuno di farci togliere i nostri simboli (come i crocefissi) "perchè offende la loro sensibilità".
Se permettete gli oltre 200 morti del volo russo o quasi 150 morti a Parigi offendono la mia sensibilità!
Non è facile districarsi tra diritti e doveri, tra paura e accoglienza, non è facile il da farsi.
Una cosa è certa, queste 2 battaglie le han vinte loro; ci hanno terrorizzato, ci hanno colpito nei nostri momenti belli: una vacanza, un concerto, una cena al ristorante, una partita di calcio...
Sta a noi decidere se vogliamo vincere la guerra.
Settant'anni fa (abbondanti) l'Europa si trovò a combattere contro un'altra forza che dimostrava di disprezzare la vita, come i Nazisti.
E si allearono con il diavolo in persona (nell'incarnazione di Josep Stalin) pur di vincere.
La situazione non mi sembra molto dissimile.
Speriamo che lo sia anche la coclusione
lunedì 9 novembre 2015
♥ Enrica
Estate 1997.
Una serata come tante, senza tanto da fare.
Mi fermo a guardare un torneo di calcetto, appoggiato alla ringhiera a bordocampo. Si avvicina una mia cara amica, in compagnia di Enrica, bionda, il cui abbigliamento estivo fa risaltare le forme.
Rimango colpito dal colpo d'occhio, poi passiamo un paio d'ore insieme e rimango ancor più colpito dalla sua competenza e passione per il calcio....
Veramente inusuale in una ragazza!
C'è simpatia reciproca, capita così che mi inviti ad uscire con lei e i suoi amici.
Cosa che avviene per circa un anno.
In questo anno imparo a conoscere meglio Enrica e la sua storia, direi singolare. Capita di parlare di tante cose, ma soprattutto di calcio e politica (sua grande passione ).
Figlia di una famiglia borghese aveva grandi sogni e grandi progetti per il futuro.
Come il cerchio dei suoi amici.
I suoi amici.
Dopo un po' di mesi di loro ne ho le tasche piene.
E cambio aria.
Nel tempo, capita saltuariamente di incontrala, sempre bella. Capita anche di scambiare due parole; è indubbio che c'è stima reciproca.
Da qualche tempo capita che la domenica mattina, passeggiando con uno o più dei miei figli, ci si veda, lei in compagnia del cane. un caloroso saluto con la mano e nulla di più.
Ma non ieri, ieri ero solo.
Enrica mi ha fermato e abbiamo colto l'occasione per raccontarci qualche frammento di vita.
Dei suoi sogni ne è rimasto qualche frammento, perso qua e la, tra una quotidianità diversa da quella immaginata anni fa.
Io avevo meno sogni. Ma ora ho una bella famiglia.
E nei suoi occhi mi è parso di vedere un'ombra di malinconia...
Mi spiace Enrica.
Meriteresti di essere felice.
Una serata come tante, senza tanto da fare.
Mi fermo a guardare un torneo di calcetto, appoggiato alla ringhiera a bordocampo. Si avvicina una mia cara amica, in compagnia di Enrica, bionda, il cui abbigliamento estivo fa risaltare le forme.
Rimango colpito dal colpo d'occhio, poi passiamo un paio d'ore insieme e rimango ancor più colpito dalla sua competenza e passione per il calcio....
Veramente inusuale in una ragazza!
C'è simpatia reciproca, capita così che mi inviti ad uscire con lei e i suoi amici.
Cosa che avviene per circa un anno.
In questo anno imparo a conoscere meglio Enrica e la sua storia, direi singolare. Capita di parlare di tante cose, ma soprattutto di calcio e politica (sua grande passione ).
Figlia di una famiglia borghese aveva grandi sogni e grandi progetti per il futuro.
Come il cerchio dei suoi amici.
I suoi amici.
Dopo un po' di mesi di loro ne ho le tasche piene.
E cambio aria.
Nel tempo, capita saltuariamente di incontrala, sempre bella. Capita anche di scambiare due parole; è indubbio che c'è stima reciproca.
Da qualche tempo capita che la domenica mattina, passeggiando con uno o più dei miei figli, ci si veda, lei in compagnia del cane. un caloroso saluto con la mano e nulla di più.
Ma non ieri, ieri ero solo.
Enrica mi ha fermato e abbiamo colto l'occasione per raccontarci qualche frammento di vita.
Dei suoi sogni ne è rimasto qualche frammento, perso qua e la, tra una quotidianità diversa da quella immaginata anni fa.
Io avevo meno sogni. Ma ora ho una bella famiglia.
E nei suoi occhi mi è parso di vedere un'ombra di malinconia...
Mi spiace Enrica.
Meriteresti di essere felice.
sabato 7 novembre 2015
♥ Camilla
Camilla potrebbe essere mia figlia.
Sì, perchè suo padre pochi anni più di me, anche se è diventato padre che era poco più che un ragazzo.
Camilla non è più con noi, una (lunga) malattia l'ha portata via.
A poco più di vent'anni, quando si dispiegano i sogni e si impegnano le forze per realizzarli, lei ha dovuto ripiegare i suoi perchè le sue forze servivano per combattere la malattia, che cominciava a manifestarsi.
Gli ultimi 10 anni abbondanti sono stati un saliscendi di speranze, paure, momenti di pace e peggioramenti.
Nell'ultimo periodo, il dolore era diventato insopportabile, lenito solo dalla morfina, e Camilla, intorpidita, voleva solo la visita dei suoi parenti stretti.
Non c'era più speranza. E Camilla lo sapeva.
A 31 anni la sua storia si è conclusa.
Non conoscevo Camilla, conosco però suo padre e ma soprattutto sua nonna, grande amica di mia madre.
Aldilà di tutto, sono rimasto molto addolorato dalla scomparsa di questa giovane donna.
31 anni.
Mi è venuto spontaneo pensare io a 31 anni. Non avevo ancora conosciuto la compagna della mia vita, i miei cuccioli erano solo nei sogni più arditi, la casa dove vivo era ancora quasi un rudere...
A 31 anni non avevo ancora posto le basi di quello che è il mio mondo.
La vita di Camilla è stata troppo breve, non ha avuto il tempo di costruire il suo mondo.
E forse non ha avuto il tempo di sognarlo, dovendo lottare contro un malattia che non lasciava molte speranze.
E lasciava poco tempo.
Ovunque tu sia, Camilla, spero tu abbia, finalmente, la possibilità di sognare.
Sì, perchè suo padre pochi anni più di me, anche se è diventato padre che era poco più che un ragazzo.
Camilla non è più con noi, una (lunga) malattia l'ha portata via.
A poco più di vent'anni, quando si dispiegano i sogni e si impegnano le forze per realizzarli, lei ha dovuto ripiegare i suoi perchè le sue forze servivano per combattere la malattia, che cominciava a manifestarsi.
Gli ultimi 10 anni abbondanti sono stati un saliscendi di speranze, paure, momenti di pace e peggioramenti.
Nell'ultimo periodo, il dolore era diventato insopportabile, lenito solo dalla morfina, e Camilla, intorpidita, voleva solo la visita dei suoi parenti stretti.
Non c'era più speranza. E Camilla lo sapeva.
A 31 anni la sua storia si è conclusa.
Non conoscevo Camilla, conosco però suo padre e ma soprattutto sua nonna, grande amica di mia madre.
Aldilà di tutto, sono rimasto molto addolorato dalla scomparsa di questa giovane donna.
31 anni.
Mi è venuto spontaneo pensare io a 31 anni. Non avevo ancora conosciuto la compagna della mia vita, i miei cuccioli erano solo nei sogni più arditi, la casa dove vivo era ancora quasi un rudere...
A 31 anni non avevo ancora posto le basi di quello che è il mio mondo.
La vita di Camilla è stata troppo breve, non ha avuto il tempo di costruire il suo mondo.
E forse non ha avuto il tempo di sognarlo, dovendo lottare contro un malattia che non lasciava molte speranze.
E lasciava poco tempo.
Ovunque tu sia, Camilla, spero tu abbia, finalmente, la possibilità di sognare.
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